
di Nereo Tiso
Da qualche tempo sembra che stia riemergendo la “necessità di un impegno dei cattolici in politica” (se non addirittura, la costituzione di un nuovo partito dei cattolici!!!). Sembra una frase ormai demodée visto che i cattolici in politica ci sono; non sono nello stesso schieramento o partito e hanno idee proposte e prospettive diverse anche su quei valori che vengono ritenuti “non negoziabili”. Valori come famiglia, indisponibilità della vita, solidarietà, giustizia, accoglienza, sono oggetto di discussioni e di fraintendimenti fra cattolici opposti politicamente, ma anche all’interno degli stessi schieramenti. Certo è che la democrazia è tale solo se è “discussione” diceva A.Sen e quindi anche il raggiungimento del massimo bene possibile o del minor male possibile possono essere valori straordinari in una democrazia nella quale anche i cattolici pongono mano e pensiero. Penso, però, che, purtroppo, i cattolici vengano interpellati solo per partecipare alle diatribe nei momenti topici delle discussioni su certe questioni che creano disagio: sulla famiglia (o famiglie?), sulle convivenze (o coppie di fatto?), sul testamento biologico (o registri vari…), sull’ICI alla Chiesa cattolica (o privilegi?) ecc. Forse si pensa che i cattolici non siano in grado di avere proposte e parlare anche su altro? Forse qualcuno ritiene i cattolici chiusi in un “vincolo di mandato” e quindi incapaci di dialogare “laicamente” su democrazia, economia, lavoro, ambiente, solidarietà, sanità ecc. con chi non proviene dalla stessa esperienza?