venerdì 20 agosto 2010

Nessuno li vuole...



di Nereo Tiso


In questi giorni articoli di giornale parlano del "trasferimento" di 700 rom dalla Francia nelle loro terre d'origine: Romania e Bulgaria. Parlano di aerei di linea e di un rimborso spese di 300 euro per gli adulti e 100 per i minori. Naturalmente le questioni sono complicate, a partire dalle difficoltà su vari fronti che il presidente Sarkozy deve affrontare oltre alla continua riduzione del gradimento e della stima da parte dei francesi nei suoi confronti e del suo governo. Critiche pesanti sono arrivate al governo francese dall'Unione europea, dal Vaticano e dalla Stampa locale che evoca i tempi bui della deportazione di ebrei durante la Repubblica di Vichy. Senza dimenticare la deportazione degli stessi gitanes che, come tutti sappiamo, hanno pagato un tributo altissimo alla follia nazista.
Fin qui le notizie. Ciò che mi stupisce è che in questi quattro giorni in cui sono apparse le notizie (primo giornale a pubbllciarla La Stampa di Torino), nessuno, e dico nessuno in questo social Network, almeno tra i miei "amici", abbia almeno riportato la notizia. Penso che in altre situazioni e, forse con altre persone o altre culture che fanno più notizia, li attacchi mediatici sarebbero stati pesanti, magari pensando che tutto ciò possa capitare anche da noi.
Tutti sappiamo che per i nomadi non si evoca pietà, emozione, sdegno, vergogna, anzi! Quando si parla di loro si auspica sempre che se ne vadano anche senza sapere bene dove; che sono sporchi, rubano e via dicendo. Insomma danno fastidio in modo epidermico e così, da sempre.
I più audaci nel rispetto dei Diritti dell'Uomo, cercano delle soluzioni: integrazione, scolarizzazione, comprensione della loro cultura, sistemazioni meno precarie, ecc. Molti altri, semplicemente, non li vogliono vedere. Ma dove sta l'eventuale soluzione? Li cacciamo e li trasportiamo nei loro paesi d'origine sapendo che dopo alcuni mesi ritorneranno? Li spostiamo da un'area all'altra, da uno sgombero ad un altro, da un Comune ad un altro? Oppure cerchiamo, seppur con fatica, con risultati precari, attraverso percorsi ad ostacoli, di offrire loro delle opportunità ben sapendo che le soluzioni non si troveranno nell'immediato?
Qui non si tratta né di essere buonisti né tanto meno "cattivisti", ma auspicare che, almeno, se ne parli evitando scelte di propaganda. E chi ha a cuore i diritti delle persone ha l'obbligo, anche di fronte ai nomadi, di cercare una soluzione diversa dalla semplicistica cacciata, o trasferimento, o sgombero che non fa altro che spostare il problema di pochissimo: di qualche mese, di qualche giorno o di qualche chilometro. Nel rispetto delle regole di convivenza civile e dei diritti dell'uomo possiamo dire che qualcuno debba oiccuparsene: Istituzioni, dal Parlamento europeo al più piccolo comune e non dire solo "non davanti a casa mia".
Spero che, almeno, se non altro, si discuta.

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Alla fine:


"La laicità, intesa come principio di distinzione tra stato e
religioni, oggi non è solo accettata dai cristiani, ma è
diventata un autentico contributo che essi sanno dare
all'attuale società, soprattutto in questa fase di costruzione
dell'Europa:
non c'è contraddizione tra fedeltà alla Chiesa e attaccamento
all'istanza di laicità".

Enzo Bianchi "La differenza cristiana" ed.Einaudi


"E' un obbligo eterno fra esseri umani non far soffrire la fame ad alcuno quando si ha la possibilità di dargli assistenza"

Simone Weil

"Salvaguardare i diritti degli altri è il fine più nobile e bello di un essere umano"

Kahlil Gibran